Roma perché versa in queste condizioni? E soprattutto a chi vanno imputate le responsabilità amministrative e politiche?
GLI IMPIANTI
Il ciclo dei rifiuti si compone di 3 fasi principali: la raccolta, il trattamento e lo smaltimento; in queste settimane a Roma la parte che è andata in grossa sofferenza è stata quella del trattamento, a causa soprattutto dello stato di manutenzione dei due impianti denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2” (da non confondersi con l’omonima discarica di cui parleremo più avanti), che si è aggiunto alla problematica dell’inutilizzo del TMB (impianto di Trattamento Meccanico Biologico) di via Salaria in seguito all’incendio di dicembre 2018.
Roma dunque sconta una carenza di impianti, che già in condizioni normali non riescono a soddisfare il fabbisogno della città: ma chi dovrebbe progettare e realizzare tali impianti? In molti in questo periodo hanno addossato queste responsabilità alla Regione Lazio ed alla mancata approvazione del Piano Rifiuti; premesso che il nuovo Piano Rifiuti sarà approvato a breve e che comunque nel frattempo è vigente quello precedente, va ribadito che il piano NON toglie i rifiuti dalle strade né decreta la realizzazione di nuovi impianti, ma definisce le politiche generali di gestione dei rifiuti e il fabbisogno delle varie aree, determinando di conseguenza i parametri per gli impianti di trattamento e smaltimento.
Spetta poi alla Città Metropolitana (leggi Virginia Raggi) individuare le cosiddette “aree bianche”, in cui aziende pubbliche, come l’AMA, o private possono proporre la realizzazione di impianti che devono poi essere AUTORIZZATI dalla Regione; sapete quanti impianti sono stati proposti e progettati dall’amministrazione Raggi in 3 anni? Indovinato: zero! Primo problema e prima responsabilità.
In merito agli impianti, bisogna ricordare che i TMB, le discariche e gli inceneritori servono per trattare e smaltire i rifiuti indifferenziati, che Roma produce in quantità smisurata (parliamo di 3.000 tonnellate al giorno!) e che durante l’amministrazione Marino si tentò di ridurre drasticamente soprattutto spingendo sulla differenziata, che passò in 2 anni dal 30,5% al 41,5, con un aumento dell’11% (tanto per capirci: nei 2 anni di amministrazione Raggi l’aumento è stato del 3,1 appena: secondo problema e seconda responsabilità! – i dati sono stati verificati e commentati dall’Agenzia AGI, come potete leggere qui). Questi risultati si ottennero anche con l’estensione del “porta a porta” a circa un milione di cittadini e con il passaggio dalla differenziata a tre frazioni a quella a cinque, aggiungendo cioè la raccolta specifica di vetro e umido: un processo che molti criticarono come un’inutile complicazione ma che invece come detto ha portato importanti risultati.
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