Le periferie costituiscono la parte più consistente della città, oggi corrispondente alle zone a ridosso del grande raccordo anulare.
Per affrontare questo tema complesso bisogna partire dalle esigenze reali di chi ci vive, ovvero della fascia della popolazione più giovane della città.
I nostri sforzi devono concentrarsi per portare servizi e opere di urbanizzazione secondaria: questo è il vero supporto ai giovani che si trasferiscono in questi quartieri poiché attratti dal minor costo delle case e della vita.
Occorre rilanciare le opere a scomputo con gli oltre 80 milioni che i consorzi di recupero urbano hanno raccolto nelle proprie casse, per realizzare quelle opere pubbliche che potevano essere realizzate in periferia e che sono state bloccate dalla Raggi in questi cinque anni chiudendo, il Dipartimento per le periferie che ne coordinava l’attività.
Bisogna proseguire con le opere di urbanizzazione primaria: strade, fogne, luce, aree verdi attrezzate, nei piani di zona che la Regione Lazio ha finanziato con 56 milioni di euro.
Ad oggi il comune non ha investito risorse per cofinanziare questi interventi, quando si potrebbero utilizzare gli oneri derivanti dalle trasformazioni del diritto di superficie che i residenti possono e vogliono richiedere per poter vendere a prezzo di mercato la propria abitazione nei piani di zona.
Ad oggi Roma capitale non ha dato l’ok per aprire nuovi cantieri in altri 10 piani di zona, bloccando di fatto un piano già finanziato e già appaltato ad imprese che a tutt’oggi sono ferme.
Bisogna far ripartire le opere pubbliche rimaste incompiute. Occorre investire risorse e energie per ricucire le ferite del tessuto urbano fra centro e periferie, perché la qualità della vita e la tenuta della comunità passano anche dal diritto all’abitare in un ambiente dignitoso, con case, strade e servizi di qualità. Per amore di Roma.
