Costruire una città multiculturale non è semplice ma è una ricchezza per tutti.
La pace, il dialogo e la valorizzazione delle differenze costituiscono gli strumenti fondamentali per un’educazione a nuovi stili di vita, intimamente connessi a una logica di partecipazione e di sviluppo del pensiero critico.
Sono questi gli ingredienti giusti per Roma, città multiculturale.

Autori: Diavù, Lucamaleonte, Nicola Alessandrini
Produzione: Ecomuseo Casilino
Sosteneva Alexander Langer: “Sviluppiamo una cultura, una politica, un’attitudine alla convivenza, cioè alla pluralità, al parlarsi, all’ascoltarsi”.
Abbiamo vissuto anni caratterizzati dal racconto di storie raccontate sempre dallo stesso punto di vista, nello stesso modo e con le stesse parole, omettendo sempre gli stessi dettagli, rimuovendo gli stessi elementi di contesto e complessità.
Storie che transitano e sostano su social, trasmissioni televisive, quotidiani e giornali.
Narrazioni tossiche che non si limitano a giustificare l’esistente, ma che continuamente spostano l’attenzione su un presunto pericolo incarnato dal “nemico pubblico” di turno.
Dobbiamo ritrovare la capacità di decostruire gli slogan e le narrazioni tossiche, dobbiamo combattere la cultura della semplificazione. Per questo è necessario percorrere la strada dell’incontro e dello stare insieme, questa strada si chiama sperimentazione. Non esiste una soluzione pronta, esistono semmai delle pratiche di buona convivenza. Non esistono modelli predefiniti.
«Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l’uguaglianza per motivi di razza o colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve», scriveva William Faulkner.
Bisogna ritrovare il coraggio e le giuste parole per tornare ad affermare con forza che Roma, città multiculturale, è bella.
Bisogna trovare il coraggio di affermare, ad esempio, che le classi multiculturali sono una ricchezza per i bambini, per le famiglie e per i territori.
Nell’anno scolastico 2018/2019, su oltre 8 milioni e mezzo di studenti nelle scuole italiane, circa 860.000 sono risultati essere allievi con cittadinanza non italiana. La quota più consistente oggi (64,5%) è rappresentata da stranieri di seconda generazione, cioè alunni nati in Italia da genitori stranieri. Sono 553.000, oltre 22.000 in più dell’anno precedente.
“La multiculturalità – spiega il presidente della Sipps (Società italiana di pediatria preventiva e sociale), dottor Giuseppe Di Mauro – è una grande risorsa, e non una barriera, per le giovani generazioni. È un’occasione per i più piccoli di socializzare e di entrare a contatto con realtà spesso totalmente diverse dalla nostra”.
Costruire una città multiculturale non è semplice ma è una ricchezza per tutti.
L’ideale cui aspiro è l’uguaglianza di possibilità per tutti, al di là delle differenze di classe sociale e di cultura di provenienza. Ciò che immagino è una comunità che favorisce il dialogo tra culture e generazioni diverse, all’insegna di una democrazia pienamente partecipativa.
Questo è possibile soltanto se ci si educa al confronto in un clima di reciproco apprezzamento, focalizzando l’attenzione sul bisogno che si ha gli uni degli altri.
In tale prospettiva, occorre promuovere nel territorio il valore delle differenze e della loro importanza per la costruzione di una convivenza sociale autenticamente democratica. Bisogna mettere in campo una mirata intenzionalità e progettualità di tutte le risorse disponibili, sia materiali che immateriali.
La ricerca di soluzioni condivise, il dialogo ed il confronto si configurano allora come un possibile strumento di presa in carico collettiva di problemi che solitamente sono vissuti nel chiuso delle proprie cerchie di appartenenza.
Non bisogna mai dimenticare che vivere in un sistema democratico comporta dei rischi, derivanti principalmente dal considerare scontate le grandi conquiste di civiltà che sono frutto della stessa democrazia.
È necessario insistere sulla dimensione comunitaria locale, a partire dal coinvolgimento delle scuole.
Creare occasioni di incontro e confronto, mediante la realizzazione di esperienze di apprendimento non formale e informale in collegamento con il territorio, che si propongano di incoraggiare lo sviluppo di menti conviviali, dialogiche, autonome, critiche e creative.
La città di Roma ha, rispetto a questo proposito, un patrimonio immenso. Centinaia di persone che operano ogni giorno per la costruzione di una città migliore e più inclusiva. Sono tantissimi gli organismi del privato sociale che insegnano gratuitamente italiano ai migranti e che offrono servizi gratuiti, attività e iniziative interculturali.
Roma Capitale in quanto istituzione pubblica ha il dovere di accompagnare e sostenere con tutti i mezzi possibili tali iniziative.
Una comunità che prevede la partecipazione di tutti i suoi membri a parità di condizioni e che assicura il riadattamento flessibile delle sue istituzioni attraverso l’interazione delle diverse forme della vita associata è una comunità democratica.
Ed è per questo tipo di comunità che bisogna oggi battersi e lavorare.
Foto in copertina:
Titolo: Santa Miseria
Autore: Herakut
Produzione: Galleria Varsi
